Learning how to “worship” Nature with Seshka Hartz

Upon waking, my first instinct has, for a handful of years, been the same. I take a few slow and deliberate steps around my space, allowing my eyes to dance around the room and surveil my plants. Often my delighted gaze will meet a Pothos tendril budding anew, or ivy creeping silently over the crystals on my altar; reaching one it hadn’t been able to just days prior. I move often; a different home every year or even every few months. I know this is hard on them, but their presence keeps me grounded in nature, even when I’m rooted (however temporarily that may be) in the biggest cities. 

Being born in the largest city in my vast country has meant exploring a jungle of skyscrapers; concrete radiating the heat of the sun from all sides. To think of that exhausts me now. I have nested at the the 30th floor, peering out through a sea of shimmering building windows and serenaded to sleep by the waning sirens of hurried ambulances. I’ve scaled building walls, hung my fragile human body from roofs to scrawl my name in paint for the city to see.

I was not born a “nature girl“; not in any immediate and obvious capacity. And yet; as my young life has progressed, the city’s gleam has faded around me to reveal the artifice that lies at the heart of all modernity. Something in me- something innate– yearns for the forest.

No longer will it do to stroll down endless bustling streets; disheartened and bereft, I would trudge back to my nest in the sky. 

It was but a few years ago that, by chance, I came to live in the woods. The opportunity was not mine, but my husband’s, and me (being frightfully unwilling to pass up an opportunity for change – you can blame that on my moon in libra – agreed to pack my life yet again to settle in the heart of an American national forest. Hours from any whisper of “civilization,” I found my “forever home”.

I was still young in my healing journey; but the earth welcomed me as a mother would her child. 

For a few brief and spectacular months, my beating heart slowed to the speed of forest growth. The cycles of my body harmonized with the rising and falling sun. I remembered something that is, I believe, intrinsic in all things; I remembered that I am part of a whole.

Budding and bubbling at my core for some time, this Renaissance was at once felt, and never to be forgotten. Even after a reluctant departure, my heart stayed behind me in those woods, amongst the trees, shadowed by mountains, bathing in the rivers. Now, finally, after years of my soul yearning desperately to realign, I have returned to the woods. 

The sprawling soft and mixed wood boreal forest in Ontario often burns across her landscape; fires that leave in their wake intense devastation. Curiously, the flames are integral for her regeneration, as new trees such as black spruce and jack pine grow swiftly once scorched. 

The ravages of fire are part of their life cycle, and in this fact I am once again reminded just how closely connected we are to the rest of nature, as hardship brings intense growth for all of us.  

The forests there are especially nostalgic for me as I, like many Ontarians, spent the warm months since birth retreating into the wild. The emerald canopies float like clouds above me, with flickering light on the rounded leaves of slender white birch and the smell of pine misting the air. 

These light and dazzling woodlands are not where I have chosen, however. On the contrary; my heart has taken me West. Here, where I can slink out of the undulating ocean, skin glittering with salt under the sun, and into the dense, fog- blanketed temperate rainforests. Of course, all natural landscapes, climates; all places on this earth provide us with equal opportunity for context; to remember who- what– we are. These fern-laden lands veiled often in rain clouds are simply my chosen locale. 

I am forever grateful for the reciprocal relationship I am (we all are) afforded with nature. It has been through the lens of nature and its worship that I have found healing, grounding, meaning.

Because of this, it has been quite a natural progression for me to follow lunar timing, keep the pace of the sun rise and fall, be mindful of the transformation of weather, and celebrate the changing seasons. 

This “nature worship” may fall under the heading of “Paganism,” though, I would not myself choose the term “worship.” Rather, my spirituality is rooted in a deep and meaningful acknowledgement and thankfulness of and for being part of a whole.

I do celebrate the Sabbats, as well as often marking phases of the moon with some magical practice or another. I can’t choose a favourite Sabbat (nor season, nor even moon phase- again, blame my libra moon!!)  The natural elements of existence have imbued my life with an unwavering level of passion that will never be extinguished. 

Nature “worship” (or, rather, ‘appreciation’) has been nothing short of medicinal; panacean; an eternal  romance without beginning or end.

WORDS & PHOTO BY Seshka Hartz // IG: @lunaarwitch

ITALIAN VERSION


Al risveglio, il mio primo istinto, da una manciata di anni a questa parte, è sempre stato lo stesso: faccio alcuni passi lenti e deliberati nel mio spazio, permettendo ai miei occhi di danzare per la stanza per sorvegliare le mie piante. Spesso il mio sguardo incontra deliziato un viticcio di pothos che ha germogliato di nuovo, o un’edera che striscia silenziosamente sui cristalli del mio altare, raggiungendo quello che non era riuscita a toccare solo pochi giorni prima. Mi trasferisco spesso: una casa diversa ogni anno o anche in pochi mesi; so che è dura per loro, ma la loro presenza mi tiene ancorata alla Natura, anche quando sono radicata (per quanto temporaneamente possa essere) nelle metropoli.

Nascere nella città più grande del mio vasto paese, ha significato esplorare una giungla di grattacieli; calcestruzzo che irradia il calore del sole da tutti i lati. Al solo pensarci, adesso, mi sfinisce. Ho fatto il nido al trentesimo piano, sbirciando attraverso un mare di finestre luccicanti di edifici e mi sono addormentata con la serenata calante delle sirene di ambulanze frettolose. Ho scalato muri di edifici, ho appeso il mio fragile corpo umano ai tetti per scrivere il mio nome con la vernice affinché la città lo vedesse.

Non sono nata “ragazza della natura”, non in una veste immediata ed evidente; man mano che la mia giovane vita è progredita, lo splendore della città è svanito intorno a me per rivelare l’artificio che sta al centro di tutta la modernità. Qualcosa in me, qualcosa di innato, brama la foresta. Non voglio più più passeggiare per le strade interminabili e affollate; come quando, scoraggiata e senza speranza, tornavo faticosamente al mio nido nel cielo.

Solo pochi anni fa, per caso, sono venuta a vivere nei boschi. L’opportunità non era mia, ma di mio marito ed io, essendo terribilmente riluttante nel rinunciare ad un’opportunità di cambiamento – tutta colpa della mia luna in Bilancia – ho accettato di impacchettare la mia vita ancora una volta per stabilirci nel cuore di una foresta nazionale americana. Ad ore di distanza da ogni sussurro di “civiltà”, ho trovato la mia “casa per sempre”. Ero ancora giovane nel mio viaggio di guarigione; ma la terra mi ha accolto come una madre farebbe con suo figlio.

Per alcuni brevi e spettacolari mesi, il mio cuore pulsante rallentò alla velocità della crescita della foresta. I cicli del mio corpo si armonizzavano con il sorgere e il calare del sole. Ho ricordato qualcosa che è, credo, intrinseco a tutte le cose: mi sono ricordata che sono parte di un tutto. Germogliando e gorgogliando nel mio cuore, per un po’ di tempo, questo Rinascimento è stato subito percepito e mai dimenticato. Anche dopo una partenza riluttante, il mio cuore è rimasto dietro di me in quei boschi, tra gli alberi, all’ombra delle montagne e a fare il bagno nei fiumi. Ora, finalmente, dopo anni in cui la mia anima desiderava disperatamente di riallinearsi, sono tornata nei boschi.

La tentacolare foresta boreale di legno morbido e misto dell’Ontario spesso brucia attraverso il suo paesaggio. Gli incendi lasciano dietro di loro un’intensa devastazione. Curiosamente però, le fiamme sono parte integrante della rigenerazione, poiché nuovi alberi come l’abete rosso e il pino domestico crescono più rapidamente una volta bruciati. Le devastazioni del fuoco fanno parte del loro ciclo di vita e questo mi ricorda quanto siamo strettamente collegati al resto della natura, poiché le difficoltà portano un’ intensa crescita per tutti noi. Le foreste sono particolarmente nostalgiche per me poiché io, come molti abitanti dell’Ontario, ho trascorso, sin da piccola, i mesi caldi ritirandomi nella natura. I baldacchini color smeraldo fluttuano come nuvole sopra di me, con la luce tremolante sulle foglie arrotondate della sottile betulla bianca e l’odore del pino che appanna l’aria.

Tuttavia, questi boschi luminosi e abbaglianti non sono il luogo in cui ho scelto di vivere. Anzi, il mio cuore mi ha portato ad ovest. Qui, dove posso sgattaiolare fuori dall’oceano ondulato con la pelle scintillante di sale sotto il sole, nelle foreste pluviali e temperate, dense e ricoperte di nebbia. Naturalmente, tutti i paesaggi naturali, i climi e tutti i luoghi su questa terra ci offrono pari opportunità per ricordare chi – cosa – siamo. Queste terre cariche di felci, spesso velate da nuvole di pioggia, sono semplicemente il luogo che io ho scelto.

Sono eternamente grata per il rapporto reciproco che mi concedo (che ci concediamo tutti) con la natura. È stato attraverso la lente della natura e della sua adorazione che ho trovato guarigione, radicamento e un significato. Per questo motivo, è stata una successione abbastanza naturale quella di seguire i tempi lunari, mantenere il ritmo del sorgere e del tramontare del sole, essere consapevole della trasformazione del tempo e celebrare il cambiamento delle stagioni

Questo “culto della natura” può rientrare nel titolo di “Paganesimo“, tuttavia, io stessa non sceglierei il termine “culto“. Piuttosto, la mia spiritualità è radicata in un profondo e significativo riconoscimento e gratitudine di e per essere parte di un tutto.

Celebro i Sabbat, oltre a segnare spesso le fasi lunari con qualche pratica magica o altro. Non posso scegliere un Sabbat preferito (né la stagione né la fase lunare, di nuovo, la colpa dalla pure alla mia luna in Bilancia!!) Gli elementi naturali dell’esistenza hanno permeato la mia vita con un livello incrollabile di passione che non si spegnerà mai. Il “culto” – o, meglio, “l’apprezzamento”- della natura è stato a dir poco medicinale, panacea, un eterno romanzo senza inizio né fine.

Parole & foto di Seshka Hartz // IG: @lunaarwitch

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