La Temperanza e l’alchimia dell’equilibrio


Il quattordicesimo Arcano dei Tarocchi, nella tradizione Rider–Waite, si manifesta come un angelo dalle ali dorate che versa acqua da una coppa all’altra in un flusso che sfida la logica della fisica e obbedisce invece a quella del simbolo.


Un piede poggia saldo sulla terra, l’altro sfiora la superficie dell’acqua: due mondi, due elementi, due nature che si incontrano senza confondersi. Sul petto, un triangolo inscritto in un cerchio racconta l’unione perfetta tra spirito e materia, fra ciò che è eterno e ciò che muta. Sullo sfondo, una strada dorata si allunga verso montagne azzurre: promessa di un cammino che conduce oltre l’orizzonte visibile, verso una conoscenza che nasce dall’integrazione.

La Temperanza è l’arte suprema dell’alchimia interiore: la capacità di fondere elementi apparentemente opposti e farne qualcosa di nuovo, armonioso, vitale. Dopo il taglio netto e irrevocabile della Morte (XIII), giunge il tempo della sintesi, della ricomposizione consapevole. Il numero XIV, che si riduce a 5 (1+4), parla di cambiamento guidato, di movimento che non è caos ma danza regolata, di trasformazione lenta che diventa stabilità dinamica.

Molti archetipi raccontano la sua energia: Iris, messaggera degli dèi, che crea l’arcobaleno dopo la tempesta, unendo cielo e terra; Ganimede, il coppiere divino, che versa il nettare dell’immortalità; l’Angelo Gabriele, che attraversa la soglia tra il divino e l’umano portando parola e promessa. È l’Hermaphroditus dell’alchimia, creatura in cui maschile e femminile si incontrano senza annullarsi; è Quan Yin, che unisce la compassione all’azione illuminata; è Apollo Medicus, che tempera la sua freccia trasformando il potere di ferire in dono di guarigione.


Sul piano psicologico, La Temperanza rappresenta la maestria del “giusto mezzo” – non un compromesso debole, ma una terza via che nasce dall’ascolto di entrambe le polarità. È la capacità di armonizzare passione e ragione, istinto e disciplina, dare e ricevere, fino a farne un’unica energia creativa. In amore parla di relazioni in cui le differenze si completano, creando un equilibrio vivo e nutriente; nel lavoro, indica cooperazione, mediazione, soluzioni innovative che nascono dall’incontro tra visioni diverse; nella spiritualità, è l’unione tra azione concreta e contemplazione silenziosa.

Quando appare diritta, La Temperanza invita alla pazienza e alla precisione dell’alchimista: ogni processo richiede il suo tempo di maturazione, e l’equilibrio si raggiunge con gesti misurati e costanti. È il momento di dosare le energie, di mantenere il ritmo, di coltivare un’armonia che non è immobilità ma dialogo fluido tra gli opposti.

Rovesciata, la sua lezione si spezza: gli opposti non si armonizzano ma collidono, la misura cede agli eccessi, la pazienza si trasforma in frenesia. Indica dispersione, mancanza di direzione, o una tensione interiore che consuma invece di costruire. Può segnalare il rischio di perdere il senso del proprio centro, inseguendo forze contrarie che si annullano a vicenda.

La Temperanza insegna che la forza non è rigidità ma adattamento, che l’unione degli opposti è la sorgente di ogni creazione durevole. Il suo flusso d’acqua eterno è la memoria vivente del fatto che la vita si rinnova proprio lì, nello spazio sottile in cui ciò che sembra inconciliabile diventa, finalmente, uno.



Article & Translation

Antonella Buttazzo

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