La Torre: nulla di falso dura per sempre

Il sedicesimo Arcano dei Tarocchi, La Torre, irrompe come un colpo improvviso, un fulmine che squarcia il cielo e abbatte ciò che sembrava eterno. Sulla carta vediamo una torre imponente, colpita da una saetta divina: le pietre crollano, le fiamme si innalzano, figure umane precipitano nel vuoto.

È l’immagine della caduta, della rottura, ma anche della verità che non può più essere ignorata.

La Torre non è distruzione fine a sé stessa: è rivelazione. È l’abbattimento delle false certezze, degli ego gonfiati, delle strutture costruite sull’orgoglio o sull’illusione. Dove l’orgoglio umano erige mura, il fulmine del destino le abbatte. Il suo numero, il XVI, racchiude questa tensione: 1+6=7, il numero della prova e della ricerca spirituale. La Torre segna un punto di non ritorno, un evento che costringe l’anima a svegliarsi e a ripartire da fondamenta più autentiche.

Gli archetipi legati a questo Arcano sono potenti: la Babele biblica, crollata per l’arroganza dell’uomo; Zeus che abbatte con i fulmini chi sfida il suo ordine; Shiva che distrugge per rinnovare; o ancora la caduta di Atlantide, simbolo di civiltà che non sanno reggere il peso del loro stesso potere.
Ogni mito ci ricorda che nulla di falso può durare per sempre.

Sul piano psicologico, La Torre rappresenta quei momenti della vita in cui tutto sembra crollare: un fallimento, una separazione, una perdita improvvisa. È il terremoto interiore che ci spoglia di ciò che pensavamo indispensabile, rivelandoci che possiamo sopravvivere anche senza. È la frattura che libera dall’inganno, anche se nel momento appare come dolore e caos.

Quando appare diritta in una lettura, La Torre annuncia cambiamenti bruschi, verità che esplodono, eventi che non possono essere evitati. Può sembrare una carta dura, ma porta con sé una promessa: da ciò che cade nascerà qualcosa di più autentico. È l’invito ad accogliere la verità, anche quando distrugge le nostre illusioni.

Quando è rovesciata, La Torre può indicare resistenza al cambiamento: ci si aggrappa a strutture che ormai non reggono più. Oppure segnala cadute meno spettacolari ma più interiori: crisi silenziose, paure represse, terremoti nascosti che però logorano lentamente.

La Torre insegna che nessuna prigione costruita dall’ego è eterna. Le mura cadono, i fulmini arrivano, e ciò che resta è il terreno nudo su cui ricostruire. È il lampo che squarcia la notte: terribile, ma anche luminoso. Solo dopo la caduta si scopre la libertà.




ARTICLE & TRANSLATION
ANTONELLA BUTTAZZO
@antonella_buttazzo


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