The Weirdos // E.T.A. HOFFMANN

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822), self-portrait, oil on canvas.

Cosa accade quando le nostre certezze si deformano, poco a poco, fino a diventare qualcosa di estraneo?

E. T. A. Hoffmann, pseudonimo di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822), sovverte la prospettiva della realtà per abbracciare l’assurdo e mettere in scena una recita grottesca, in cui incubi e deliri si agitano in una dimensione che collassa su se stessa.

La sua carriera letteraria inizia come critico musicale. Amava così tanto la musica da decidere di cambiare il suo terzo nome, Wilhelm, in “Amadeus”, in onore di Mozart. Ma Hoffmann è molto più di uno scrittore: è un musicista, un compositore e un disegnatore. Un artista poliedrico, un’anima romantica intrappolata nelle maglie della burocrazia prussiana. La sua stessa esistenza era una dicotomia: di giorno, rigido giurista ligio alle pratiche amministrative; al calar della sera, genio tormentato.

La creatività artistica, per Hoffmann, è uno strumento per scardinare i limiti del corpo e della fisica. Come egli stesso scrive: «rivela all’uomo un regno sconosciuto, (…) in cui ci lasciamo alle spalle tutti i sentimenti concettuali predeterminati per arrenderci all’inesprimibile». Ogni sua storia supera i confini della società grazie al potere dell’immaginazione.

La meccanica dell’anima

Il successo letterario giunge con i racconti di Fantasiestücke in Callots Manier, un calderone alchemico in cui convergono diversi generi, come il fiabesco, il comico, il grottesco, l’avventuroso e l’horror. Tuttavia, l’attrazione fatale per i fenomeni occulti ed allucinatori lo porta ad affrontare i temi dello sdoppiamento della coscienza, della follia e della telepatia, anticipando di decenni le intuizioni della psicoanalisi.

Questa discesa nelle tenebre prosegue districandosi tra sogno e inconscio, esplorando gli anfratti più bui e sinistri della psiche umana. Tra i Racconti NotturniDer Sandmann si erge a monumento del terrore esistenziale. È il racconto vibrante di un’ossessione paranoica, che oscilla tra il reale e l’immaginario, dove la paura della cecità diventa metafora della perdita dell’Io.

Inquietante ai nostri occhi postmoderni è anche l’intuizione per un orrore che oggi conosciamo fin troppo bene: quella vertigine sottile che ci assale di fronte ad una simulazione quasi perfetta della vita, ma priva di respiro. Nei suoi scritti, gli automi non sono semplici giocattoli ingegnosi, ma specchi vuoti che riflettono la nostra presunzione. Non temeva i mostri sotto il letto, ma le macchine che ci somigliano troppo. E come dargli torto?

Lo scrittore è celebre anche per le reinterpretazioni postume delle sue opere, spesso edulcorate. La fiaba dello Schiaccianoci, oggi associata al Natale e al balletto, nasce dalla penna dell’autore come un cupo e complesso delirio, un intreccio tra l’ordinario e il perturbante. Le sue fiabe macabre squarciano il velo del mondo invisibile per introdurre un disordine morale nella blanda esistenza di annoiati sognatori ad occhi aperti.

Le sue storie, con il loro bizzarro senso di vertigine, scandalizzarono i contemporanei e limitarono il suo successo professionale. La sua vita terrena si conclude in modo tristemente coerente con le atmosfere dei suoi racconti: una satira pungente offese importanti funzionari prussiani che lo trascinarono in tribunale per diffamazione, proprio mentre la malattia lo consumava. I suoi ultimi giorni si trasformano così in un finale grottesco, quasi come se fosse lui stesso un personaggio delle sue storie.

Oggi, leggere Hoffmann, significa recuperare la mappa che collega la noiosa realtà alla follia del sogno. Non serve cercare mostri in luoghi lontani, basta osservare l’angolo buio del proprio salotto. Lì, dove la realtà si sfilaccia, E.T.A. Hoffmann ci aspetta, con un sorriso sghembo e una storia terribile da raccontare.




ARTICLE AND TRANSLATION
MARGHERITA SCATTOLIN
@mmaaarghe

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