Backpacking in Mexico, a journey of self-discovery

*I recommend reading this article accompanied by the masterpiece with which it was written: Where do you think you’re going by Dire Straits 

I have never felt the same as the others. To think such a thing, to realize it in the mind, is not easy. To write it even less. But it’s the truth: I’ve never felt the same as others, since I was a child.

In my strangeness I had a particular obsession: time. As a good Aries I have always been a very ambitious person. 

“Life is a precious gift”, I kept repeating to myself “you have to live it to the fullest”. 

I was just a teenager and already dreamed big, maybe too big, writing long lists of the places I would visit and the wishes I would fulfill. But time passed, inexorable, and a strong ambition, if not accompanied by a great psychological work, soon turns into frustration, stress, anxiety.

Anxiety.
You don’t realize that it lives with you until you can’t close your eyes in the evening, and you’re out of breath. You are out of breath because the life you are living is not the one you would like to live. Yet everyone wants to convince you otherwise.

Why do they want to convince you otherwise? 


You turn to the side in bed and realize that what would make the people around you happy would never be able to make you happy. And what would make you happy would be different from everything that the people around you are used to see, think, believe. So what is to be done? Breathe. Breathe and sleep.

Then came the age of twenty. And that anxiety was still there. I had already traveled a lot, I had already worked abroad for several months, I had a happy life, a beautiful family, two wonderful houses and even a car of my own. I didn’t miss anything. Yet that anxiety was still there.

Girl doing yoga on a Mexican beach

I wasn’t looking for wealth. Not stability, not security. I was looking for the thrill. The thrill of walking barefoot in some unknown street. Free, independent, crazy, alive. 

So I took my car and my little dog and left. I left for that journey that was supposed to clarify my ideas, calm me down. I left to return quieter and “understand what to realize with my life” – cit

Well, that trip changed everything. That trip brought me love. And love led me to live in Germany, where I thought (yes, I thought so) that that anxiety would go away. I hadn’t packed her. She was not invited. I wanted to get rid of her, but I couldn’t. Berlin taught me this: you can run away to the other side of the world, but you can’t run away from your head

I was alone. Alone and free to decide for my future. I had no one left to blame now. If my life wasn’t the way I wanted it, it was just me who had to take responsibility. 

So, after a year of psychological collapse after the realization of the term responsibility, I started working on it. On me, on my mind, on my spirit, on my thoughts, on my training. 

Don’t think it’s an easy job, accepting yourself. Don’t think it, because it’s not. Accepting the merits as well as the defects, accepting the good as well as the bad. 

Learning to change what can be changed and loving what cannot requires a certain amount of willpower and even several nights in tears.

But then you are stronger. Then you know who you are. And when you know who you are, no one can stop you. When you know who you are, your dreams, your happiness, come first. 

When you know who you are, the prejudices, criticisms and opinions of society no longer matter, they no longer hurt.

Today I write from Mexico. I managed to realize one of my biggest dreams, leaving only with a backpack with no return date. But if you think that psychological work is over, you’re wrong.

That lasts a lifetime. And you pay for it, you pay a high price. You pay for it by losing friends. Not being able to find anyone who thinks like you, who sees the universe in the same way you see it. Hearing people laugh behind you, tell you that you will never make it. Discrediting you. You pay for it by seeing the worried face of your mom, who wonders what you will do this time, when you will stop. But above all you pay it with yourself. Because the only one that need to believe it must be you. Because you can’t, you mustn’t, stop. 

Girl looking at the sunset in Mexico

Even when everything around you gets dark and you walk alone, be confident that at the end of your path you will find the light. And when you fall – because you will fall, so many times – get up again. Take the mud out of your pants and walk again.

Because your dreams don’t come true on their own.

And trust me if I say it’s worth it. That all those cries will be abundantly repaid and, one day, even those who discredited you will look at you with admiration. This universe is infinite and has so much to gift. You just have to reach out and be ready to grab what he will decide to give you. 

So now you decide: who do you want to be?

Words and ph by Linda Traversa


ITALIAN VERSION


*Consiglio la lettura di questo articolo accompagnata dal pezzo con cui è stato scritto: “Where do you think you’re going” dei Dire Straits


Non mi sono mai sentita uguale agli altri. Pensare una cosa del genere, realizzarla nella mente, non è facile. Scriverla ancora di meno. Ma è la realtà: non mi sono mai sentita uguale agli altri, fin da piccola. Nella mia stranezza avevo un’ossessione particolare: il tempo. Da brava Ariete sono sempre stata una persona molto ambiziosa. “La vita è un dono prezioso” continuavo a ripetermi “devi viverla al meglio” .

Ero solo un’adolescente e già sognavo in grande, forse troppo in grande, scrivendo lunghe liste dei posti che avrei visitato e dei desideri che avrei realizzato. Però il tempo passava, inesorabile, ed una forte ambizione, se non accompagnata da un grande lavoro psicologico, si trasforma presto in frustrazione, stress,ansia.

L’ansia.
Non ti accorgi che vive insieme a te finché non riesci a chiudere gli occhi la sera, e ti manca il fiato. Ti manca il fiato perché la vita che stai vivendo non è quella che vorresti vivere. Eppure tutti vogliono convincerti del contrario. Perché vogliono convincerti del contrario?

Ti giri di lato nel letto e realizzi che quello che renderebbe felice le persone intorno a te non sarebbe mai in grado di rendere felice te. E quello che renderebbe felice te sarebbe diverso da tutto quello che le persone intorno a te sono abituate a vedere, a pensare, a credere. Che fare quindi? Respira. Respira e dormi.

Poi arrivarono i vent’anni. E quell’ansia non diminuiva. Avevo già viaggiato tanto, avevo già lavorato all’estero per diversi mesi, avevo una vita felice, una bellissima famiglia, due case meravigliose ed addirittura una macchina tutta mia. Non mi mancava niente. Eppure quell’ansia non diminuiva.

Io non cercavo la ricchezza. Non la stabilità, non la sicurezza. Io cercavo il brivido. L’emozione di camminare scalza in qualche strada sconosciuta. Libera, indipendente, folle, viva.

Così presi la mia macchinina ed il mio cagnolino e partì. Doveva essere un viaggio per chiarirmi le idee, per calmarmi, per tornare più tranquilla e “capire cosa concretizzare con la mia vita” – cit. Beh, quel viaggio invece cambió tutto quanto. Quel viaggio mi portò l’amore. E l’amore mi portò a vivere in Germania, dove pensavo (si, lo pensavo) che quell’ansia si sarebbe placata. Ma così non fu. Berlino mi ha insegnato questo: puoi scappare dall’altra parte del mondo, ma non puoi scappare dalla tua testa.

Ero sola. Sola e libera di decidere per il mio futuro. Non avevo più nessuno da incolpare adesso. Se la mia vita non era come la volevo, ero solo io a dovermi prendere la responsabilità. Così, dopo un annetto di crollo psicologico post realizzazione del termine responsabilità, iniziai a lavorarci. Su di me, sulla mia mente, sul mio spirito, sui miei pensieri, sulla mia formazione.

Non pensate che sia un lavoro facile, accettarsi. Non pensatelo perché non lo è. Accettare i pregi così come i difetti, accettare il bene così come il male. Imparare a cambiare ciò che può essere cambiato ed amare ciò che non può, richiede una certa dose di forza di volontà e anche parecchie notti in lacrime. Però poi si è più forti. Poi sai chi sei. E quando sai chi sei, non ti può fermare nessuno. Quando sai chi sei, i tuoi sogni, la tua felicità, vengono prima di tutto. Quando sai chi sei, i pregiudizi, le critiche ed i pareri della società non contano più, non feriscono più.

Oggi scrivo dal Messico. Sono riuscita a realizzare uno dei miei sogni più grandi, quello di partire solo con uno zaino in spalla senza data di ritorno. Ma se pensi che quel lavoro psicologico sia finito, ti sbagli. Quello dura tutta la vita.

E lo paghi, lo paghi a caro prezzo. Lo paghi perdendo amici. Non riuscendo a trovare nessuno che la pensi come te, che veda l’universo nello stesso modo in cui lo vedi tu. Sentendo le persone riderti dietro, dirti che non ce la farai mai. Screditarti. Lo paghi vedendo la faccia preoccupata della tua mamma, che si chiede cosa combinerai stavolta, quando la smetterai, quando ti fermerai.

Ma sopratutto lo paghi con te stess*, perché l’unic* a crederci devi essere tu. Perché non puoi, non devi, fermarti. Perché i tuoi sogni non si realizzano da soli. Ma fidati se ti dico che ne vale la pena. Che tutti quei pianti saranno abbondantemente ripagati e, un giorno, anche chi ti screditava ti guarderà con ammirazione.

Quest’universo è infinito e ha tantissimo da regalare. Devi solo allungare la mano ed essere pronto ad afferrare quello che deciderà di donarti.

Quindi ora decidi: chi vuoi essere?

Parole e immagini di Linda Traversa


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Yeah!You're a dreamer now!

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