Artist Cirkus Vogler // Interview

The name Cirkus Vogler combines the idea of the circus understood as a set of spectacular anomalies and a place of magic and wonder, not without elements of concern and the recurring surname of the Bergmanian characters in the director’s films more open to the dream. Various symbols recur in Cirkus Vogler’s research: the thread, which from time to time refers both to the bond and to the constraint, the link between beginning and end; the roots, a representation of the connection with the unconscious and of life in evolution and anatomical parts whose image is often torn, as if to recall the concept of primordial wound. Her surreal creations are the result of a personal elaboration of mixed techniques and made with heterogeneous media such as paper, vintage photos, photographic and iconographic salvaged materials.


Il nome Cirkus Vogler unisce l’ idea del circo inteso come un insieme di anomalie spettacolari e luogo di magia e meraviglia, non privo di elementi di inquietudine e il cognome ricorrente dei personaggi bergmaniani nei film del regista più aperti all’ onirico. Nella ricerca di Cirkus Vogler ricorrono diversi simboli: il filo, che rimanda di volta in volta tanto al legame che alla costrizione, il tramite tra inizio e fine; le radici, rappresentazione del collegamento con l’ inconscio e della vita in evoluzione e parti anatomiche la cui immagine è spesso strappata, quasi a richiamare il concetto di ferita primordiale. Le sue creazioni surreali sono il risultato di un’ elaborazione personale di tecniche miste e realizzate con media eterogenei quali carta, foto vintage, materiali di recupero fotografici e iconografici.

Self-portrait

What’s your relationship with self-portrait?

Che relazione hai con l’autoritratto?


I started exploring self-portraits with my first digital Canon powershot, which I gave me many years ago. I remember it was a revolution for me, I could indulge myself by taking a thousand bad and wrong photos without fear of wasting precious rolls of film. With two AA batteries and those 3 megapixels I felt totally free to experiment and represent myself. In fact, it was with that first camera of mine that I began to take pictures of myself.

It was fun and liberating to create artisanal settings, pose with the jewels stolen from my grandmother’s drawer and interpret the divas of silent cinema in my own way.

I don’t know how successful I was and how I am able to understand myself through the self-portrait. I can confidently say that posing and experimenting with lights and colors on myself gave me a kind of physical awareness. Yes, because I believe that the self-portrait can help remove blocks and personal paranoia, helping to accept and consider defects as strengths.


Ho cominciato ad esplorare l’autoritratto con la mia prima Canon powershot digitale, che mi regalai molti anni fa. Ricordo che fu per me una rivoluzione, potevo sbizzarrirmi facendomi mille foto brutte e sbagliate senza paura di sprecare preziosi rullini. Con due batterie AA e quei 3 megapixel mi sentivo totalmente libera di sperimentare e di rappresentarmi. Fu infatti con quella mia prima macchina fotografica che cominciai a scattarmi delle foto.

Era divertente e liberatorio creare ambientazioni artigianali, mettermi in posa coi gioielli rubati dal cassetto della nonna e interpretare a mio modo le dive del cinema muto.

Non so quanto io sia riuscita e riesca a capire di me stessa attraverso l’autoritratto. Posso solo con certezza dire che mettermi in posa e sperimentare luci e colori su me stessa mi ha dato una sorta di consapevolezza fisica. Si, perché credo che l’autoritratto possa aiutare a rimuovere blocchi e paranoie personali, aiutando ad accettare e considerare i difetti come punti di forza.


Can you tell us how you came up with the idea of “an image”?

Ci racconti come ti viene in mente l’idea di realizzare un’immagine?


Whether it’s a photograph or a collage, I always say that my images come out spontaneously, without too much effort. In reality, the inner work and premeditation are there, it’s just that I forget about it, I think this means that basically I have a lot of fun when I create. The creative process of my works is variable. Sometimes I need a supporting theme that allows me to give unity and direction to a set of images, other times I let myself be guided by the elements in front of me and I start from them to compose the image. I always like to contemplate the unpredictable, I often let myself be guided by the aesthetic suggestions of an unexpected element.


Sia che si tratti di una fotografia o di un collage, dico sempre che le mie immagini vengono fuori di getto, spontaneamente, senza troppo sforzo. In realtà il lavoro interiore e la premeditazione ci sono eccome, è solo che poi me ne dimentico, questo credo voglia dire che in fondo mi diverto tantissimo quando creo. Il processo creativo delle mie opere è variabile. A volte ho bisogno di un tema portante che mi permetta di dare un’ unità e una direzione ad un insieme di immagini, altre volte invece mi faccio guidare dagli elementi che ho davanti e parto da essi per comporre l’ immagine. Mi piace contemplare sempre l’ imprevedibile, spesso mi faccio guidare dalle suggestioni estetiche di un elemento imprevisto.


What inspires you, in general?

Cosa ti ispira, in generale?


To answer this question, I go back in time again. When I was a child, I was fascinated and at the same time disturbed by a medical encyclopedia that my parents had in their home, in particular volume number 10, the one relating to mental illnesses. I remember that, among other things, there were some beautiful illustrations depicting patients of the Salpetrière (psychiatric hospital in Paris at the end of the 19th century) suffering from hysterics. I spent whole afternoons observing them, copying them obsessively on sheets of paper, writing thoughts on them.

Strong themes and images have always attracted and inspired me, especially regarding the human psyche and its problems. Even certain dreams sometimes show me an expressive way, even if I have never been able to redo in reality (and perhaps never will) the whole collection of photos I took in the dream world. It inspires me to investigate the dark side and there are some themes that I would like to deepen, I am working on a photo book and a short film dealing with neuroses and obsessions. I love auteur cinema, Bergman, Tarkovskij and Lynch are among my favorites, even the films I see certainly play an important role in my imagination.


Per rispondere a questa domanda torno ancora indietro nel tempo. Quando ero piccola rimasi affascinata e allo stesso tempo turbata da un’ enciclopedia medica che avevano in casa i miei, in particolare dal volume numero 10, quello relativo alle malattie mentali. Ricordo che tra le varie cose c’erano delle bellissime illustrazioni che rappresentavano pazienti della Salpetrière (Ospedale psichiatrici della Parigi di fine 800) colpite da crisi isterica. Passavo pomeriggi interi ad osservarle, le ricopiavo ossessivamente su fogli di carta, ci scrivevo sopra dei pensieri. Mi hanno sempre attratto e ispirato temi e immagini forti, soprattutto riguardanti la psiche umana e le sue problematiche. Anche certi sogni mi indicano, a volte, una via espressiva, anche se non sono mai riuscita a rifare nella realtà (e forse mai ci riuscirò) tutta la collezione di foto che ho scattato nel mondo onirico. Mi ispira indagare il lato oscuro e ci sono alcuni temi che vorrei approfondire, sto lavorando ad un libro fotografico e ad un cortometraggio che trattano di nevrosi e ossessioni. Amo il cinema d’ autore – Bergman, Tarkovskij e Lynch tra i miei preferiti – anche i film che vedo hanno sicuramente un ruolo importante per il mio immaginario.


How do you communicate what you are feeling within your photo?

Come comunichi quello che senti e provi attraverso la fotografia?


It is difficult for me to communicate adequately when I am at the mercy of the fire of emotion. What comes out is often clunky and uninteresting. I create with off embers, letting them settle. It is not easy at all but what I try to do is to make the feeling I decide to tell as universal as possible, so that the viewer forgets the creator and makes that work of him. Also forget about myself since the potential user of the images I create is also me. That’s why I would like what I (re) looking at is not a mere souvenir photo (beautiful, but they are something else) but must always amaze me, turn the knife in the wound and shake me.


Mi è difficile comunicare adeguatamente quando sono in balia del fuoco dell’ emotività. Quello che esce fuori è spesso goffo e poco interessante. Creo a braci spente, lasciando sedimentare. Non è per niente facile ma quello che cerco di fare è rendere il più universale possibile il sentimento che decido di raccontare, in modo che chi guarda si dimentichi del creatore e faccia sua quell’ opera. Dimenticarmi anche di me stessa visto che il potenziale fruitore delle immagini che creo sono anche io. Ecco perché vorrei che quello che (ri)guardo non sia una mera foto ricordo (belle, ma sono un’ altra cosa) ma deve sempre stupirmi, girare il coltello nella piaga e scuotermi.


Which zodiac sign are you? Do you think that your sun sign influences your art?

Che segno sei? Pensi che il tuo segno solare influenzi la tua arte?


I am Leo. One of the characteristics of my zodiac sign in which I find myself a lot is the ability to wander, the fervent curiosity. In fact, my artistic production is very heterogeneous. Another strength but also sometimes fragility is the easy enthusiasm combined with the haste to see an idea already realized in a short time. Leo manifests a certain propensity for protagonism and the desire to be remembered, this is an aspect to be pampered and kept at bay at the same time. I define myself as adventurous and I think this can also be felt in my works.


Sono del Leone. Una delle caratteristiche del mio segno in cui mi ritrovo molto è la capacità di spaziare, la fervente curiosità. La mia produzione artistica infatti è molto eterogenea. Altro punto di forza ma anche a volte di fragilità è l’ entusiasmo facile unito alla fretta di vedere già realizzata un’ idea in poco tempo, la smania è buona si, ma occorre non bruciare le tappe, me lo dico sempre. Il segno del Leone manifesta una certa propensione al protagonismo e al desiderio di essere ricordati, questo è un aspetto da coccolare e tenere a bada allo stesso tempo. Mi definisco avventurosa e credo che questo si percepisca anche nei miei lavori.

IG: CIRKUS VOGLER

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