Astrologia, roba per gente senza carattere?

Il primo approccio che ho avuto con l’astrologia risale alle superiori, più o meno una decina di anni fa. Alle 08:56 di ogni giorno, una notifica sul telefono di una compagna di classe comandava attenzione. Era l’app di Paolo Fox, con l’oroscopo quotidiano. In attesa dell’arrivo del nuovo professore, iniziava una rassegna dei segni interessati. Lì, in una sorta di Oroscopo 101, ho acquisito le nozioni base in materia: cos’è l’ascendente, gli elementi associati ai segni e così via. Ho pure scoperto che il mio segno zodiacale, lo Scorpione, è generalmente disprezzato, come sovente sottolineato dalle mie compagne quando volevano dare significato ad un mio comportamento inatteso. Scrivo compagnE non per una caratterizzazione di genere dell’astrologia, ma perché ho frequentato una scuola a prevalenza femminile, e dal secondo al quinto anno di superiori sono stato l’unico maschio della mia classe.

È una precisazione dovuta, perché il fenomeno che si è creato attorno a questo campo presenta un’evidente genderizzazione. Vale la pena soffermarsi un attimo su questo aspetto.

L’astrologia è un insieme di credenze spirituali strutturate, una moltitudine di parti che assieme forma un insieme complesso, in cui l’introspezione gioca un ruolo centrale; il singolo (segno zodiacale) è parte di un aggregato (ascendente, case, pianeti) grazie al quale riesce ad assumere un senso.

È presente un rifiuto di quell’eccezionalismo tipico di capitalismo e patriarcato (Gatto e la Volpe del nostro tempo) secondo cui ognuno è fautore ultimo del proprio destino. Il mondo occidentale, modellato su una concezione patriarcale, propaga una determinata idea di sano, giusto. Una dimensione che non rientra in quest’idea, come appunto l’astrologia, viene dismessa dai gruppi dominanti. Sono coloro relegati ai margini che occupano e fanno propri questi spazi, dentro cui trovano una possibilità di esprimersi. Nel pratico, si tacciano realtà di questo genere come frivole, emotive, poco serie, dove la serietà è un prestanome di maschile.

Astri e zodiaco diventano un campo da cui gli uomini si autoescludono, in virtù di un presunto obbligo alla razionalità, a prescindere dalle proprie credenze.

Vagabondeggiando sui social è possibile imbattersi nella formula “X is astrology for men”, dove X sta a indicare un fenomeno accettato che attrae l’attenzione dello stereotipo del maschio cisgender. Per esempio, recentemente X sta per criptovalute ed NFT. È probabile cambi, considerato il recente crollo. A prescindere da come si ponga a riguardo la sfera maschia del pianeta, è innegabile come negli ultimi anni si stia assistendo ad una nuova primavera per l’astrologia.

In modo probabilmente inconsapevole, per anni ho pensato anche io che l’oroscopo fosse un carrozzone per persone che non avevano “carattere”, qualunque cosa carattere volesse dire, in una visione iper-razionale della vita. Qual è il senso di abbandonarsi ad un insieme di frasi fatte legate da ambiguità ignave? La mancanza di voglia di approfondire, connessa ad un’innata tendenza allo scetticismo per qualsiasi cosa che non riuscivo a spiegare razionalmente (non vi sorprenderà, considerata la luna in Ariete), ha fatto il mio interesse per l’argomento fosse pressoché nullo fino a poco tempo fa.

Tuttavia, il tempo passa, si cresce e entrando nella vita adulta quelle convinzioni granitiche degli anni adolescenziali si sgretolano pian piano, rivelando un bisogno di evasione da un certo tipo di strutturalità. Quello scetticismo-razionalismo in me presente si è smussato parecchio, rendendomi più aperto, fra le altre cose, a concetti meno concreti come gli astri e i segni zodiacali. Il processo è stato graduale, come se l’astrologia si fosse infiltrata prima nelle persone attorno a me, nella mia bolla, per poi fermarsi, aspettando che fossi io a cercarla. Il giorno è ovviamente arrivato. Avendo un personale feticismo per la simbologia, considero di essermi addentrato definitivamente nel tema in un momento preciso.

Siamo a febbraio 2021 e sto lavorando in Germania, a Francoforte, una città dominata da quella razionalità propria del capitalismo di cui scrivevo in precedenza, e come si sarà ormai inteso, con cui io non so rapportarmi. Dubbi e malesseri vari dominano la mia quotidianità, ogni possibilità di evadere dalla routine è un appiglio a cui mi aggrappo. Sto parlando al telefono con un amico, e, fra un mio lamento e l’altro, viene fuori l’argomento astri. La sua compagna, che ai tempi io non conosco, si propone di farmi il tema natale. Divertito, le fornisco le generalità del caso, senza tuttavia darci troppo peso, chiudo la telefonata e mi rimetto a lavoro. Arrivato la sera a casa, trovo un messaggio vocale di 8 minuti e 22 secondi. È una lettura approfondita del mio tema natale e ne rimango folgorato.

Una persona sconosciuta, di cui a malapena conosco il nome, stila una descrizione della mia persona che trovo di un’accuratezza impressionante. Lo ascolto più volte, lo salvo fra i messaggi preferiti e mi appunto alcuni dei passaggi che ritengo chiave. Nei giorni seguenti, l’astrologia diventa un divertente esercizio mentale da svolgere nei momenti più grigi della mia giornata. Sono in metro per rientrare a casa, minuti insopportabili, per me e per chi ho attorno. Leggo allora le caratteristiche di uno stellium in Capricorno, cosa significa avere il sole in terza casa, la luna in ottava. Sono descrizioni di un modo di essere in cui riesco a identificarmi, nonostante cozzino con una persona scettica come il sottoscritto.

 Questa apparente discrasia mi ha tediato per qualche tempo, spingendomi addirittura a leggere Jung, nel tentativo di dare una legittimità scientifica al mio appassionarmi ad un qualcosa di tanto astratto. Eppure, i dubbi sono rimasti, almeno finché non ho deciso di parlarne con la mia analista.  Non senza difficoltà: da una professionista della salute mentale mi aspettavo un rigetto, un banalizzare la cosa: non è stato così. Mi è stato detto che anzi, esiste una correlazione fra la mia rigidità e l’appassionarmi a concetti mutevoli, al cui interno riesco a decentrarmi, e vedermi come parte di più cose, e non come mero risultato delle mie azioni.

Vivo l’astrologia come una rivendicazione di libertà, uno spazio a cui accedere nel momento del bisogno. Non voler ridursi a quell’accadimento, a quell’obiettivo, quel rapporto, addentrarsi in quel groviglio di non facile intuizione che sono le stelle, per vivere un attimo più leggeri e slegarsi da questa razionalità imperante.

Illustration of a medieval astrologer making predictions.
STORIA di Pietro Rossi
Potrai leggere un approfondimento astrologico dello stesso autore sul nuovo numero cartaceo (Gioventù Magica)

Astrology, stuff for people with no character?

The first time I came across astrology was in high school, more or less a decade ago.

Every morning, at 08:56 A.M. a notification on a girl’s classmate’s phone demanded everybody’s attention. It was Paolo Fox’s (the most popular Astrologer in Italy) app, with the daily horoscope. While waiting for the next teacher, we started a review of our signs. There, in some sort of Horoscope 101, I got my first rudiments related to the matter: what an ascendant is, the elements connected to the signs, and so on.  I even discovered that my sign, Scorpio, is kind of unpopular, as my classmates would often remind me whenever they wanted to explain to themselves some behavior of mine they couldn’t wrap their heads around.

I wrote GIRL classmate not for a gender characterization of astrology, but because I attended an almost-female school, and from my 2nd to my 5th year I was the only male in the class. 

It’s a necessary clarification, as the momentum that evolved around this field presents a clear gendering trait. It’s worth going a bit deeper into this aspect. Astrology is a complex of structured spiritual beliefs, a myriad of parts that when together creates a whole, in which introspection has a central role; the individual (zodiac sign) is part of a multitude (ascendant, houses, planets) by which it’s able to acquire meaning. There’s a refusal of that kind of exceptionalism so common in a capitalistic and patriarchal society like ours, according to which everyone is the captain of their own destiny. In fact, western civilization is molded on a specific idea of sanity and righteousness; the patriarchal one. Every dimension that does not fit this mold is labeled by the ruling parts of society. The ones who are confined on the edges are the ones who occupy and appropriate those spaces, inside which they find the freedom to express themselves.

Practically speaking, realities like astrology are defined as trivialities, emotive stuff not to be taken seriously, where seriousness is a dummy for masculinity. Stars and zodiacs become a field from which males exclude themselves, loyal to an alleged oath to rationality, regardless of their ideas.

By wandering on socials, it’s possible to bump into “X is astrology for men” posts, where the X stands for a socially accepted phenomenon that has attracted the attention of a stereotyped cisgender man. Recently the X stood for cryptos and NFTs, but I guess it may change soon, considering the recent drop. Despite masculinity stances on the topic, is undeniable how in the last few years astrology has blossomed once again. Probably unaware of it, I was on a similar page for most of my life, judging the horoscope as something corny, boring, that suited people with no character, whatever character meant, living my days through a hyper-rational approach. I couldn’t grasp the sense of a bunch of slogans and ambiguous phrases. My lack of interest, alongside the aforementioned rationality (which won’t surprise anyone, considering that my moon is in Aries), lasted until a while ago. However, as they say, time pass and people grow. As I entered my adult life, those stubborn beliefs typical of my teen years vanished, revealing a need for escaping from a certain life organization. I became more open to a lot of things, stars and signs included. I got into it gradually, almost like astrology had slowly crept into my life by reaching my loved ones first, only to stop and wait, wanting to be sought by me. The day, of course, arrived. Being particularly committed to symbols, I think I started to really get into it at a precise moment.

It’s February 2021 and I’m working in Frankfurt, Germany, a city defined by that rationalism intertwined with capitalism that I mentioned earlier, rationalism that, as you may have grasped, I’m not comfortable with. Doubts and depressive thoughts are controlling my daily life and every chance that I get to escape my routine it’s something that I’m trying to seize. I’m on a phone call with a friend, and through complaints about my life, we start to talk about astrology. His fiancé, who at the time I didn’t know, proposes to realize my birth chart. Amused, I give her my generalities without giving too much thought. As I hang off and I get back to work astrology is way out of my mind. Once I get back home, I find a vocal message of 8 minutes and 22 seconds: it’s a detailed walkthrough of my birth chart and I’m in awe. A total stranger, of who I barely know the name, compiles a description of myself that I find incredibly relatable. I listen to it time and time again, I even get some notes on key parts. In the following days, astrology became a relaxing mental exercise that I practiced every time I needed distress. On the subway, going back home, I use a 20-minute ride to read about what a stellium is, and what it means to have the sun in the 3rd house and the moon in the 8th. Through a skeptical nature, I sympathize with those descriptions, even though, at first, I couldn’t get my head around this dyscrasia. I even started to read Jung, trying to give scientific validation to something so abstract, with no luck. I was still dubious, to the point where I decided to talk about the matter with my therapist. Not without difficulties: I didn’t know how much the argument could be appreciated by a mental health professional; I was expecting a refusal. I was wrong. She told me that there’s a correlation between my stubbornness, rigidity, and my will to get passionate about something that makes me feel like I’m not bearing the whole responsibility of my life.

I got to the point where I live astrology almost as a reminder of my freedom, a space that I can access whenever I need to. Not reducing ourselves to the sole product of our actions, entering that dreamscape that is the zodiac, to live, even for just a moment, more lightly.

STORY & TRANSLATION by Pietro Rossi---> You will read an astrology insight by the same author on the upcoming print issue (MAGIC YOUTH)

Image Source: NEW YORK PUBLIC LIBRARY / SCIENCE PHOTO LIBRARY

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