LA PROMESSA DEL PIROMANE // Episodio 1


La promessa del piromane

DICEMBRE 2019
La prima volta che facciamo sesso è un respiro di sollievo: erano anni che giravamo intorno a questo momento, anni che ci facevamo del male l’un l’altra, che ci rincorrevamo senza riuscire mai a prenderci per mano, anni che dicevamo le cose giuste al momento sbagliato e, più spesso, quelle sbagliate al momento giusto. Non mi sorprende il fatto che la compatibilità tra di noi si riveli essere fisica, oltre che mentale. Ho sempre sospettato che lui sia l’uomo della mia vita, anche se non di questa.

Sono passati due anni e mezzo dall’ultima volta che ci siamo visti o rivolti la parola.
Vengo invitata a una bevuta di gruppo la sera di Natale e lui è lì. Detta così sembra che sia stata una coincidenza; in realtà sono andata solo perché ci sarebbe stato lui.
Ci ignoriamo in maniera studiata. Salutarci facendo finta che non sia passata una vita da quando ci siamo visti, nascondendo il fatto che l’ultima volta che siamo stati nella stessa stanza ci eravamo baciati, che io gli avevo finalmente dato il sì che lui aveva aspettato per anni e non avevo ricevuto in cambio la risposta che mi aspettavo, tutto questo richiede uno sforzo mentale e fisico non indifferente. È probabile che la nostra finta noncuranza abbia dato più nell’occhio di quanto non avrebbe fatto una conversazione amichevole.

Il giorno dopo mi chiama, come sapevo avrebbe fatto. Mi chiede se stessi aspettando una sua telefonata e io rispondo di sì, perché mentire? Usciamo quella sera stessa.
Al bar ci baciamo prima ancora che arrivino i nostri bicchieri.
Nemmeno questa è la volta buona per noi; direi però che alla fine va bene così, anche perché non penso che lui sia uscito una volta per tutte dalla mia storia, chi voglio prendere in giro?

SETTEMBRE 2021
Ci incontriamo a Roma, io sono in città per delle ricerche, lui è qui in visita alla sorella che però non vedrà mai perché passerà tutto il tempo con me. Ci incrociamo per caso a una festa in casa di amici in comune, è un colpo al cuore per entrambi, ma lui finge per non darlo a vedere. Ci sediamo sul pavimento a scacchi bianchi e neri del corridoio: prima parliamo di come stiano andando le nostre vite; poi di noi, di quanto siano stati speciali i momenti che abbiamo passato insieme, fugaci e fantastici e febbrili. La nostalgia ci fa dimenticare gli episodi squallidi, le bugie, i tradimenti, le parole dette per ferire.

Ha ancora la ragazza, quella che si chiama come me e che, a essere onesti, un po’ mi somiglia. Però lo voglio, talmente tanto che arrivo a dirglielo: “non penso di aver mai voluto toccare una persona tanto quanto voglio toccarti in questo momento”. Lo guardo implorante, lui alza gli occhi al cielo per chiedere forza. L’aiuto dall’alto non arriva e finiamo a letto.

Il giorno dopo andiamo a cena in un ristorante del ghetto. Siamo nervosi, quasi in imbarazzo, mangiamo con i gomiti stretti ai fianchi, ci guardiamo negli occhi e distogliamo in fretta lo sguardo, come se ci sentissimo dei ladri. Camerieri ci girano intorno, versano vino, mi accorgo solo al terzo bicchiere che ci hanno portato una bottiglia di bianco invece del rosso che avevamo ordinato. Il cibo è delizioso però non quanto ciò che ci aspetta dopo; lo sappiamo entrambi e quando finiamo di mangiare quasi corriamo alla macchina. Guida lui, una mano sul volante e l’altra tra le mie gambe; in ascensore si inginocchia perché non riesce ad aspettare. Quella notte è un gioco al massacro, mi prende per il collo e mi intima di dirgli che sono sua e io obbedisco perché non so fare altro.

La mattina dopo il mio collo è viola, rossa la sua schiena. Abbiamo tentato di ucciderci. Il giorno dopo c’è in programma una visita con amici a un qualche museo: è agonia. Lui mi sfiora l’incavo del gomito di nascosto e io devo fare finta di nulla; fa scorrere i suoi occhi di affamato lungo il mio corpo e devo fare finta di nulla. Roma è bellissima, immagino, eppure non riesco a vederla perché lui occupa tutto il mio campo visivo. Sono tre giorni da romanzo e poi finiscono e poi una settimana dopo lui mi chiama per dirmi che comunque ama la sua ragazza. Okay, vaffanculo quindi?

DICEMBRE 2021
Ogni tanto mi sento un po’ malinconica e mi annoio e quindi ho deciso di prendermi una cotta per un collega. È un uomo che, in circostanze normali, non mi interesserebbe più di tanto ma la prossimità fisica e il fatto che sia l’unico uomo eterosessuale dell’ufficio mi hanno forzato la mano. Diciamo che in generale in questo periodo soffro un po’ di carenze affettive, vuoi perché fa freddo, vuoi perché ci sono le feste alle porte, vuoi perché mi sembra che tutti siano innamorati tranne me. Sono uscita un paio volte con un ragazzo che poi è scomparso per un mese. Quando è riemerso ha avuto l’audacia di dirmi che “il tempo è relativo”. Tutti Einstein con il tempo degli altri.

Dico che non mi interesserebbe perché è più grande, l’anno prossimo compirà quarant’anni, anche se ne dimostra di meno, e io non sono mai stata particolarmente interessata agli uomini più vecchi di me. E poi fisicamente non è il mio tipo, è alto, questo va detto, però è magro magro, lo si vede anche se porta maglioni spessi, le sue spalle ossute sono visibili sotto gli strati di lana. Di solito, se devo scegliere, preferisco un po’ di pancetta, di sostanza, a uno che di sicuro ha le costole visibili eppure eccomi qui. Comunque. Ha delle belle mani, grandi ed eleganti, con un minuscolo neo sull’anulare della mano sinistra, una lentiggine che non so come ho fatto a notare, probabilmente perché io sono silenziosa ma vedo. È seduto davanti a me mentre scrivo queste cose, se lo sapesse chiederebbe un’ingiunzione restrittiva, io persevero perché sono amante del rischio.

L’aspetto che però è impossibile non notare è il suo profumo, che è più un odore perché non penso che venga da una boccetta: odora come se fosse appena uscito da un giro in asciugatrice, fatta andare con una dose extra di ammorbidente. Come di pulito però aggressivo. Mi fa impazzire e so già che negli anni mi capiterà di incrociare qualcosa di simile in giro, alla fine le persone che usano l’ammorbidente sono molte, e mi verrà in mente lui.
In ogni caso i pianeti della mia cotta non sono allineati, il mio collega ha una compagna. Si sono da poco trasferiti in una casa nuova, lui è spesso al telefono con professionisti vari che dovranno andare a posare il parquet o installare i lampadari. Me lo immagino bene questo appartamento, con poster di mostre berlinesi incorniciati alle pareti, divano dai colori tenui ma con cuscini verde smeraldo, e molte piante o magari nessuna pianta, e un giradischi d’epoca collegato a un impianto audio iper tecnologico.

Mi immagino bene anche la sua compagna, che non credo di aver mai visto se non di sfuggita e, se era davvero lei, allora è proprio come pensavo sarebbe stata: bassina, con frangia e caschetto, non avrebbe potuto avere un altro taglio, anche lei magra e poco amante dei colori sgargianti o dei vestiti aderenti. Sono una coppia ben assortita, di quelle che vedo quando vado all’inaugurazione di una mostra o a comprare libri da Todo Modo, di quelle coppie fin troppo in sintonia, che hanno assorbito così tanto i gusti e la personalità del partner che ti chiedi se non siano fratelli da quanto si assomigliano. Sembrano una performance ambulante, uno studio su quanto si può entrare in simbiosi con un’altra persona. Un po’ li invidio e un po’ mi inquietano.

È vero anche che se fosse interessato non mi farei troppi problemi, alla fine è lui quello impegnato, non io e mica me lo voglio sposare, voglio solo preparargli la colazione. Per il poco che lo conosco (come sempre, è tutto solo nella mia testa) è una persona allegra, chiama tutti cara e caro (la prima settimana pensavo fosse gay pure lui), balla male e lo fa con gusto. Ogni tanto mi chiede consigli su musica da ascoltare e li segue, venerdì si informa sui miei programmi per il fine settimana e quando io gli rivolgo la stessa domanda risponde sempre al singolare, non dice mai “andiamo, facciamo, visitiamo” e lo stesso succede di lunedì quando mi chiede com’è andata. Gli sono anche uscite un paio di battutine un po’ stupide che mi hanno fatto pensare che è fortunato che mi piace, fosse stato un altro avrei chiesto un cambio di ufficio. L’altro giorno mi ha offerto metà di un cioccolatino, ho rifiutato ma poi me ne sono pentita, avrei voluto capire come pensava di dividere un Lindor senza un coltello. Mi avrebbe detto di dare un morso e poi lui avrebbe mangiato il resto?

Niente di tutto questo significa nulla e, se mi avvicinassi a lui al pranzo di Natale e gli facessi un qualche tipo di proposta più o meno indecente, tirerebbe indietro la mano; lo fa perché ci sono gli anta alle porte, ha appena firmato un mutuo con la compagna e ha bisogno di sentirsi più giovane e più uomo e io sono la persona eletta per fornirgli questo tipo di rassicurazioni, che è ancora capace di far arrossire una donna molto più giovane. Non lo fa con malizia, almeno spero. Poco importa, a breve il mio tirocinio finirà, la mia scrivania verrà occupata da un’altra persona e lui diventerà un ricordo che mi tornerà in mente passando per la corsia dei detersivi.


THE PYROMANIAC’S PROMISE // EPISODE 1

December 2019
The first time we have sex is a breath of relief: we had been dancing around this moment for years, years spent hurting one another, chasing one another without being able to hold on to each other’s hand, years spent saying the right things at the wrong time and, more often, the wrong thing at the right time. I am not surprised by that the connection between us turn out to be physical as well as emotional. I always suspected he might be the man of my life, just not this one. It has been two years and a half since the last time we saw each other or spoke.

I get invited to have drinks with a group of friends after Christmas dinner and he is there. It sounds like a coincidence, but I only went because I knew he was going to be there.
We ignore each other in a deliberate way. Saying hello while pretending that it hasn’t been a lifetime since the last time we saw each other, hiding the fact that the last time we were in the same room we had kissed, that I had finally given him the yes he had waited years for and had not received the answer I expected in return, all this requires a considerable mental and physical effort. It is probable that our feigned carelessness is more conspicuous than a friendly conversation would have been.

The next day he calls me, as I knew he would. He asks me if I was expecting his call and I say yes, why lie? We go out that same evening. At the bar we kiss before our drinks even arrive. We down them in a hurry and then run to his place. It’s not going to work out for us this time either, but I’d say it’s all right in the end because I don’t think he’s out of my story once and for all, who am I kidding?

September 2021
We meet in Rome, I’m in town to research for my thesis, he’s here to visit his sister but he never sees her because he spends all his time with me. We run into each other at a party at the house of a mutual friend. It’s a blow to the heart for both of us but he pretends not to feel it.

We meet by chance at a party at the home of mutual friends, it is a blow to the heart for both of us, but he pretends not to let it show. We sit on the black and white chequered floor of the hallway: first we talk about how our lives are going; then about us, about how special the moments we’ve spent together have been, fleeting and fantastic and feverish. Nostalgia makes us forget about the sordid episodes, the lies, the betrayals, the words said to hurt. He still has a girlfriend, the one with the same name as me and who, to be honest, kind of looks like me. But I want him, so bad that I go so far as to tell him: “I don’t think I have ever wanted to touch someone as much as I want to touch you right now”. I look at him pleadingly, he raises his eyes to the heavens to ask for strength. Help from above does not come and we end up in bed.

The next day we go to dinner at a restaurant in the ghetto. We are nervous, almost embarrassed, we eat with our elbows pressed to our sides, we look each other in the eyes and quickly look away, as if we felt like robbers. Waiters hover over us, pouring wine, I barely notice that they have brought us a bottle of white instead of the red we had ordered. The food is delicious, but not as delicious as what is waiting for us later; we both know it and when we finish eating we almost run to the car. He drives, one hand on the wheel and the other between my legs; in the lift he kneels down because he can’t wait. That night is a massacre, he takes me by the neck and demands I tell him that I am his and I comply because I don’t know how to do anything else. The next morning my neck is purple, red his back. We tried to kill each other.

We have a museum visit with friends planned: it is agony. He touches the crook of my elbow in secret and I have to pretend not to notice; he runs his hungry eyes along my body and I have to pretend not to notice. Rome is beautiful, I imagine, and yet I can’t see it because he takes up my entire field of vision. It’s three romance novel days and then it’s over and then a week later he calls me to tell me he loves his girlfriend anyway. Okay, fuck you then?

December 2021
Every now and then I get a bit melancholic and bored so I decided to develop a crush on a colleague. He is a man who, under normal circumstances, would not interest me that much, but the physical proximity and the fact that he is the only heterosexual man in the office have forced my hand. Let’s say that in general I’m suffering from a lack of affection at the moment, whether because it’s cold, or because the holidays are around the corner, or because it seems to me that everyone is in love except for me. I went out a couple of times with a guy who then disappeared for a month. When he resurfaced, he had the audacity to tell me that “time is relative”. It is easy being Einsteins with other people’s time.

I say I wouldn’t be interested in him because he’s older, he’ll be forty next year, even though he looks younger, and I’ve never been particularly interested in older men. Plus he’s not really my type. He’s tall, sure, but he’s skinny, you can see it even if he wears thick jumpers, his bony shoulders are visible under the layers of wool. Usually, if I have to choose, I prefer a bit of belly, of substance, to someone who probably has visible ribs and yet here I am. Anyways. He has beautiful hands, big and elegant, with a tiny mole on the ring finger of his left hand, a freckle that I don’t know how I noticed, probably because I’m quiet but I see. (He’s sitting in front of me as I write this, if he knew he’d ask for a restraining order. I persevere because I’m a risk taker).

What is impossible not to notice, however, is his perfume, which is more of a scent because I don’t think it comes from a bottle: he smells like he has just come out of a tumble dryer run with an extra dose of fabric softener. Like clean but aggressive. It drives me crazy and I already know that over the years I’ll come across something similar somewhere eventually, there are a lot of people who use fabric softener, and I’ll be reminded of him. In any case, the planets of my crush are not aligned, my colleague has a partner. They have recently moved into a new house, he is often on the phone to various professionals who will have to go and lay the parquet or install the fixtures. I can imagine this flat very well, with posters of Berlin exhibitions framed on the walls, a sofa in soft colours but with emerald green cushions, and lots of plants, or perhaps no plants at all, and a vintage record player connected to a high-tech sound system (the feet of the restraining order are increasing).

I can also imagine his partner quite well, whom I don’t think I have ever seen except maybe in passing, and if it was really her, then she is exactly as I thought she would be: short, with a fringed bob, she couldn’t have had any other haircut, she too is slim and not very fond of bright colours or tight clothes. They are a well-matched couple, the kind I see when I go to an exhibition opening or to buy books at Todo Modo, the kind of couples who are so in tune with each other, who have absorbed so much of their partner’s tastes and personality that you wonder if they aren’t siblings because they look so much alike. They are like a walking performance, a study in how much you can get into symbiosis with another person. I’m a little envious of them and also a little creeped out.

It’s also worth noting that if he were interested I wouldn’t have too many qualms about it, in the end he’s the one who’ s in a relationship, not me and it’s not like I want to marry him, I just want to make him breakfast. From the little I know of him (as always, it’s all just in my head) he is a cheerful person, he calls everyone dear (the first week I thought he was gay too), he dances badly and does it with gusto. Every now and then he asks me for advice on music to listen to and he follows it, on Friday he inquires about my plans for the weekend and when I ask him the same question he always answers in the singular, he never says “we will go, we will do, we will visit” and the same happens on Monday when he asks me how it went. He also made a couple of stupid jokes that made me think he’s lucky I like him, if it was anyone else I would have asked for a change of office. The other day he offered me half of a chocolate, I declined but then regretted it, I would have liked to know how he thought he was going to split a lindor without a knife. Would he have told me to take a bite and then he would have eaten the rest?

None of this means anything and, if I were to approach him at the office’s Christmas lunch and make some kind of more or less indecent proposal, he would withdraw his hand; he does it because his fortieth birthday is upon him, he has just signed a mortgage with his partner and needs to feel younger and more of a man and I am the person elected to provide him with this kind of reassurance, which is that he is still capable of making a much younger woman blush. He doesn’t do it with malice, at least I hope not. No matter, soon enough my internship will be over, my desk will be occupied by another person and he will become a keepsake that will come back to me as I walk down the detergent aisle.


Author: Matilde Castagnoli

ARTICLE AND TRANSLATION BY Matilde Castagnoli (@matilde.castagnoli)
EDITING ITALIANO: Andrea Ciappi (@andreaciappi)
COVER DESIGN: @federizka


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